sabato 20 maggio 2017

I ragazzi della 56ª strada

Recensione di I ragazzi della 56ª strada di S.E.Hinton

Susan E.Hinton

Quando ho scoperto I ragazzi della 56a strada, non ci ho messo molto a decidere di leggerlo. Certo, sapere che la Rowell ne ha tratto ispirazione per Fangirl mi ha dato una grossa spinta, ma ero soprattutto curiosa di capire perché un libro pubblicato cinquant’anni fa sia ancora tenuto in grande considerazione e rappresenti una pietra miliare della narrativa young adult.
Susan E. Hinton aveva diciannove anni quando scrisse il romanzo. Al di là della giovanissima età dell’autrice, tuttavia, è il realismo della narrazione a sconvolgere il pubblico: I ragazzi della 56a strada racconta di adolescenti, ma lo fa descrivendo un’esperienza reale, comune ai giovani e rivolgendosi a loro, scegliendoli come propri lettori. In realtà, va specificato, la Hinton aveva scritto il romanzo per se stessa, per soddisfare il proprio desiderio di leggere un libro che trattasse realisticamente il mondo adolescenziale.
Anche se intorno a questo romanzo, divenuto cult per un’intera generazione, ci sarebbe ancora molto da dire, preferisco passare al testo in sé.

Titolo:I ragazzi della 56ª strada
Titolo originale:The Outsiders
Autore:Susan E.Hinton
Traduttore:Carlo Brera
Edizione: Castelvecchi Editore - 19 novembre 2010
Prima edizione italiana:Longanesi - 30 agosto 1983
Prima edizione: Viking Books for Young Readers - 24 aprile 1967
Pagine: 175
Prezzo:flessibile- € 4,60
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Ponyboy è un Greaser e sa bene che non dovrebbe andarsene in giro da solo, correndo il rischio di essere aggredito da un gruppetto dei Soc, i signorini del West Side. Quando si rende conto dell’auto che lo segue è troppo tardi, ma per fortuna suo fratello Darry è nelle vicinanze e in breve i Soc vengono messi in fuga.
Tra Greaser, i ragazzi dell’East Side, e i danarosi Soc non corre buon sangue e ogni tanto ci scappa una battaglia tra bande. I Soc sono i figli dell’alta classe, passano le giornate a bere, distruggere condomini e pestare Greaser, ma il futuro è loro: saranno le colonne della società. I Greaser, invece, con i loro capelli lunghi e pieni di brillantina, i blue-jeans e le giacche di pelle, per tutti non sono altro che criminali. E qualcuno, come Vaccate e Dally, ha davvero avuto qualche guaio con la polizia, ma non Ponyboy.
Ponyboy va bene a scuola, ama leggere, andare al cinema ed è nella squadra di atletica leggera. Da quando è rimasto orfano dei genitori, per rimanere con i due fratelli maggiori, Darry e Soda, non può far altro che filare dritto.
Tutto va bene o almeno come sempre fino a quando, una sera, al drive-in Ponyboy e Johnny conoscono due ragazze del West Side. Scambiano solo qualche parola, ma è sufficiente per irritare i Soc e spingerli a dar loro una lezione.

I ragazzi della 56 a strada è un romanzo breve, ma denso di tematiche. Benché sia raccontata in prima persona da Ponyboy, la vita dei ragazzi delle due gang appare immediatamente reale, attendibile a dispetto della durezza e violenza con cui devono fare i conti. D’altra parte il coinvolgimento di Ponyboy e la sua particolare visione della situazione lo rendono un narratore affidabile e onesto: se attribuisce ai Soc l’atteggiamento crudele e codardo di chi difficilmente pagherà le conseguenze delle proprie azioni, non esita a riconoscere le mancanze dei Greaser, i difetti di ognuno dei suoi amici e persino i suoi.
Fin dall’inizio traspare una certa predisposizione di Ponyboy alla comprensione, quasi empatica, degli altri. Soc e Greaser vivono sui versanti opposti della società: i primi hanno i soldi in tasca, le auto, un futuro, gli altri stentano, subiscono violenze domestiche, si spaccano la schiena per campare o rubano. Non potrebbero sembrare più diversi i Soc, che sembrano non provare sentimenti nemmeno quando stringono in mano un coltello, e i Greaser, che invece si abbandonano alle emozioni senza controllo.

I Soc erano solo ragazzi come tutti gli altri. Era dura per tutti, va bene, ma così era meglio: era meglio sapere che anche gli altri sono esseri umani.

È per tutti una vita dura, alla ricerca di qualcosa che manca. Soc e Greaser sono ragazzi cresciuti dalla strada e gli eterni assenti sono i genitori, inadeguati o, peggio, mostri.
Questo è il tema che, a mio avviso, rende molto attuale il romanzo: se da una parte, nel racconto della drammatica situazione familiare di Johnny, il miglior amico di Ponyboy, c’è la testimonianza di una realtà che non abbiamo esitazioni nel condannare; dall’altra, nella ricerca distruttiva di un no, di regole che mettano freno, troviamo un campanello di allarme.
Può sorprendere, e mi ha sorpreso, che in un romanzo del 1967, scritto da una ragazza di diciannove anni, sia espresso in modo chiaro e netto il bisogno degli adolescenti di regole, di no e che questi siano sentiti come dimostrazioni di affetto.
Il lettore è guidato a comprendere le declinazioni dell’amore familiare seguendo la maturazione dello stesso Ponyboy. È un ragazzo brillante (lo racconta lui stesso e lo dimostra la sua sensibilità), ma per quante cose riesca a vedere con chiarezza, all’inizio del romanzo non è in grado di capire la rigidità di Darry, il fratello maggiore che gli sta costantemente con il fiato sul collo e non fa che rimproverargli ogni cosa.
In questo senso, I ragazzi della 56a strada è un romanzo di formazione: costretto dagli eventi, Ponyboy cresce e maturano anche i suoi sentimenti verso i fratelli e gli amici.
Mi è difficile, invece, fare considerazioni a proposito dello stile. È innegabile che ci siano frasi da cui traspare una prosa nitida, ma evocativa. Tuttavia, il testo presenta dei passaggi temporali, dal passato al presente, che non sono né anticipazioni né memorie, ma un probabile tentativo di rendere la colloquialità che la Hinton ha reso in inglese attraverso l’uso di gergalismi. Allo stesso modo, e questo ha davvero compromesso la lettura, sono frequentemente ignorati i congiuntivi e in più punti è evidente la scorrettezza formale. Naturalmente mi sono dovuta documentare a questo proposito e sono riuscita a confrontare alcune frasi con l’originale inglese: ho avuto l’impressione che la traduzione italiana abbia delle pecche, che potrebbero essere scelte consapevoli, ma non rendono giustizia al romanzo.
Dal momento che credo che il romanzo di esordio della Hinton sia interessante sotto molti punti di vista e, soprattutto, rimanga di attuale valore nell’espressione del vuoto d’essere percepito da molti ragazzi, mi piacerebbe che venisse proposta un’edizione nuova e più curata.

Sedici anni sulla strada e si imparano un sacco di cose.
Ma tutte le cose sbagliate, non quelle che vorresti imparare.
Sedici anni sulla strada, e si vedono un sacco di cose.
Ma non quelle che vorresti vedere.

Il mio voto

3 specchi

Amaranth

2 commenti:

  1. Ho letto questo romanzo il mese scorso e sono rimasta stupita da quanto mi sia piaciuto. Anche io ne ho parlato sul blog e concordo che sul fatto che sia un romanzo da riscoprire.

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    1. Sono contenta di sapere che non sono la sola ad averlo trovato meritevole. Come ho detto, mi ha sorpreso proprio che sia così attuale e forte, coinvolgente se vogliamo, questo romanzo.

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