lunedì 4 dicembre 2017

Ti voglio bene lo stesso

Recensione di Ti voglio bene lo stesso di Silvia Pillin

Silvia Pillin

copertina ti voglio bene lo stesso di silvia pillin

Titolo: Ti voglio bene lo stesso
Autore: Silvia Pillin
Prima edizione: autopubblicato - 19 settembre 2016 (già Chi primo arriva all'altalena)
Pagine: 109
Prezzo: ebook - € 1,99; cartaceo - € 5,99
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«I romanzi finiscono sempre bene, per i protagonisti.
Dei cuori che hanno spezzato per coronare il loro amore
non si dice mai niente»

Azzurra è sola in una città che non conosce, che le è estranea come lo sono diventati molti aspetti della sua vita. Lei stessa stenta a ritrovarsi nella sua pelle: ha sempre avuto degli spigoli, ma ora sono diventati più acuminati. Sono aculei che tengono a distanza tutti, se mai qualcuno in un paese di cui non parla nemmeno la lingua decidesse di rivolgerle la parola. Sono mura invalicabili che nascondono un dolore profondo, muto ma così vorace da consumarla e spingerla a consumarsi in lunghe passeggiate.
Incontra Tommaso durante una di quelle estenuanti camminate lungo il Donaukanal e lui non si ritrae davanti alle sue spine, riesce a trovare una breccia e vi si insinua, portando con sé l’aria fresca che Azzurra aveva smesso di respirare.
A poco a poco Tristano, il grande amore di Azzurra, rimane indietro. Sta aspettando proprio lui a Vienna, in una casa vuota che nemmeno insieme sarebbero in grado di riempire. Nei racconti di Azzurra, Tristano appare come un fantasma, troppo distante per essere riavvicinato e sbiadito, come quel loro amore che sembrava un incastro perfetto e non riescono più a far combaciare.

Ho avuto la sensazione che la mia relazione con Tristano fosse una gabbia senza sbarre, se ne fossi uscita sarei morta, come un animale cresciuto in cattività incapace di sopravvivere fuori da quell’ambiente protetto.

La penna di Pillin è un coltello: incide e affonda, ma non ferisce. È una scrittura sensibile che percorre cauta e lenta la vita di una giovane donna.
Alternando la prima persona alla terza, la narrazione permette di conoscere le scelte e i fatti che hanno portato Azzurra a Vienna, in una casa spoglia come sembra sia diventata la sua anima, e di cogliere le complesse sfaccettature del suo carattere.
In effetti, la struttura narrativa è particolare. Gli eventi più vicini, costellati da quelli che troppo facilmente giudicheremmo degli sbagli, si presentano come una lunga lettera che guida la protagonista a comprendere i propri sentimenti e se stessa. I ricordi di Azzurra riprendono vita, realizzando un curioso sovrapporsi emotivo e logico tra i due uomini che ha amato.

[…] la tua mancanza rende il tempo vuoto, lento, complicato, insensato. Svuotato di te, il tempo sembra non avere più motivo di esistere.

La terza persona adotta una forma narrativa più classica, scegliendo il tempo presente per allontanare il lettore dall’Austria e raccontargli i momenti più significativi della vita della protagonista e svelandoci che ci sono ferite che infliggiamo quando smettiamo di guardare le persone che amiamo ed errori che salvano.
Ineccepibile dal punto di vista formale, Ti voglio bene lo stesso è un romanzo breve, ma denso e profondamente umano. È la storia di un amore che riesce a rinascere; è la storia di una donna che ritrova il suo compagno di vita più importante, se stessa.
Le tematiche racchiuse in queste poche pagine sono tutt’altro che semplici e possono toccare nervi scoperti nel lettore, ma Pillin sospende ogni giudizio e mostra una tale sensibilità e abilità che il mio consiglio è soltanto di leggere questo romanzo. Io vi ho trovato un’autrice davvero promettente e meritevole di attenzione.

Il mio voto

4 specchi e mezzo


Amaranth

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